Per la serie “Risolvi con Serveuntecnico”, questa volta pubblico un post su un argomento che spero possa aiutare tutti coloro che si siano trovati ad affrontare lo stesso problema: lo spunto mi è stato dato da una richiesta ricevuta in forma privata, dove mi si chiedeva come si possa riuscire a collegare il computer al televisore, in modo da osservare sullo schermo casalingo le immagini generate dal PC, come ad esempio un videogioco, le foto delle vacanze, una presentazione con slides, un pornazzo in divudì, ecc. (…e non storcete la bocca, dividì non si può proprio sentire, è una roba da longobardi!).
Essendo io come è noto un tecnico, non avevo mai considerato questa faccenda un problema, ma una “passeggiata”: ebbene, mi sbagliavo! Non avevo tenuto in considerazione tutto il proliferare di “standard” (una frase ossimoro, dato che per definizione di standard ce ne dovrebbe essere solo uno) nella produzione di connettori e di prese video più o meno diffuse, nonché nel tipo di codifica del segnale da essi trasportato. Ho anche fatto un giro su Internet, alla ricerca di siti che avessero già preso in considerazione il problema prima di me, ma ho notato che in gran parte di questi le spiegazioni erano troppo tecniche per un pubblico medio, al che mi sono detto: qui, serve un tecnico! ;-)
Andiamo con ordine, laddove possibile.
Anticamente (nel 1991, quindi più o meno nel Pleistocene informatico), per una presentazione destinata ad un piccolo pubblico, fui costretto ad acquistare un apposito scatolicchio (tecnicamente un modulatore), dove da un lato si collegava l’uscita VGA (vù-gi-a) del computer (quella che di solito va verso il monitor), gli si dava la corrente con un trasformatorino e dall’altro lato uscivano quattro connettori Scart da collegare ad altrettanti TV (tivù). Ah, e bisognava installare un apposito driver nel PC.
Poi cominciarono ad apparire (in verità già esistevano, su apparati di tipo professionale) quelle piccole prese cilindriche apparentemente simili a quelle usate per infilarci il cavo d’antenna: queste prese, con relativi connettori (qui un suggerimento per chi è proprio raso-terra con la terminologia tecnica: le prese sono sempre quelle inserite in un pannello, sul retro, sul fronte, in un muro, insomma da dove si prende la corrente, un segnale, eccetera; i connettori, le spine, i jack, sono sempre quelli presenti alle estremità di un cavo)… Che stavo dicendo? Ah, sì: queste prese cilindriche sono dette “prese RCA”, dove per RCA si intende proprio il famoso marchio che – oltre ad essere una ditta di elettronica – identifica la nota casa discografica.
Non ci crederete, ma questi connettori sono stati progettati e diffusi sin dagli anni quaranta, segno di una concezione semplice e di successo. Vediamo un po’ come sono fatti, non mancherete di riconoscerli subito nella Figura 1:

Il problema di questi affidabilissimi connettori è solo uno: per ogni segnale che si intende trasportare, occorre un cavo distinto. Chi se ne occupa per professione (tecnici audio, fonici) non ha problemi, ma immaginate l’utente medio (stavo per dire l’utilizzatore finale, aaarrrghh!) alle prese con veri e propri grovigli laocoontici di cavi: e questo è AUDIO IN, quest’altro è VIDEO OUT, questo ancora LEFT OUT…
Quelli che avete appena visto sono i tipici collegamenti di un segnale video composito, dove il cavo rosso trasporta l’audio del canale destro, il bianco quello sinistro (o in alternativa il solo monofonico) e il giallo porta il segnale video; composito significa che tutte le varie componenti elettriche che normalmente formano questo segnale sono mescolate in un unico segnale complesso, trasportato appunto da un unico cavo.
Un sistema appena più sofisticato è costituito dal cosiddetto S-video, termine che sta per separate video: guarda caso infatti, le stesse componenti di cui dicevamo poco fa, qui viaggiano su dei cavi separati (non entro in dettagli elettrici perché il post dovrebbe avere il solo scopo di farvi riuscire a collegare il PC al TV, ma vi dirò che i segnali qui sono due: uno dice quanto è luminoso il singolo punto dell’immagine, l’altro come è colorato). Ecco com’è fatto il connettore S-video (Figura 2), nel caso vi trovaste con un’apparecchiatura dotata di questo connettore (è illustrata la versione a quattro pin, ma ne esiste un’altra a sette pin, usata nei PC portatili, e un’altra a nove pin, perché dai tempi di Babele in poi non è cambiato niente):

Nel tentativo di porre ordine in questo variegato universo, ad un certo punto fu messo a punto lo standard denominato SCART, molto diffuso in Europa (ma molto meno negli USA, tanto per non perdere l’abitudine alla Babele). Il nome non deriva da SCART(i) di produzione, ma significa Syndicat des Constructeurs d'Appareils Radiorécepteurs et Téléviseurs. Credo che l’aspetto di una Scart sia noto a tutti, ad ogni modo eccovela qua sotto (Figura 3), sia in versione connettore che in versione presa:

Non fu una cattiva idea quella di raggruppare fino a venti possibili segnali su di un unico connettore standardizzato: peccato però per le dimensioni eccessive che non tenevano conto della costante tendenza del mondo dell’elettronica alla miniaturizzazione sempre più spinta (ve lo immaginate oggi, questo mastodonte di connettore inserito su di una moderna minitelecamera? Infatti su questi dispositivi non se ne trova traccia). In compenso, su di una Scart trovano posto ben tre standard, cioè video composito, S-video e RGB, oltre al segnale audio. Lo standard RGB, che non avevo ancora menzionato, è quello che garantisce (in ambito analogico) la migliore qualità: consiste nel far viaggiare i segnali relativi ai tre colori fondamentali usati nella tecnica video su tre fili dedicati (Rosso, verde/Green e Blu).
Quelli che abbiamo esaminato finora sono connettori destinati ai collegamenti analogici, quelli cioè dove l’informazione trasportata, si tratti della luminosità, del colore, del sincronismo eccetera, è codificata in un modo molto semplice, che voglio spiegare in maniera molto semplice: ad esempio, più luminoso è il punto da rappresentare sullo schermo, più intenso sarà il segnale elettrico, insomma secondo una proporzionalità diretta.
Tutto un altro capitolo si apre invece se andiamo a considerare le moderne connessioni digitali, dove i segnali obbediscono a standard ben diversi e sono veicolati su un certo numero di fili, che fanno capo a prese e connettori dedicati (DVI, HDMI, ma li vedremo più avanti, forse anche in un’altra puntata).
Tiriamo quindi le somme del discorso fin qui fatto: andate a vedere cosa c’è dietro il pannello del vostro PC (in uscita dalla scheda video, che è quella da dove esce un cavo che raggiunge il monitor). Nella maggior parte dei casi troverete una presa VGA (ma sarebbe più corretto SVGA, che sta per Super Video Graphic Array: però ce ne fregheremo e diremo VGA come fanno tutti). Eccovene una foto (Figura 4):

Oltre a questa, è facile che sia presente anche una presa S-Video, come quella della seconda foto. Ora andate a vedere dietro il vostro buon vecchio televisore a tubo catodico, se non lo avete già buttato: che connettori osservate? Potrebbe essere presente un connettore SCART (probabilissimo, visto che il decreto dell’allora ministro Gava, che impose su tutti i televisori e videoregistratori importati in Italia la presenza di questo connettore, risale al lontano 1984; anche oggi ci hanno imposto il digitale terrestre: com’era quel proverbio sul pelo e sul vizio?). Se proprio è un televisore (per l’epoca) completo di tutto, potreste anche trovare una presa S-Video più le prese RCA viste all’inizio. Se il televisore ha solo la Scart ma è già connesso ad un VCR (videoregistratore, vù-ci-erre), potreste collegarvi agli ingressi di quest’ultimo, che magari potrebbero essere S-video o RCA, e poi agire di telecomando per selezionare l’ingresso AV (a-vù, audio/video).
A questo punto è chiaro che le possibilità sono diverse, ma non così numerose, in fin dei conti: esaminiamole in questa tabella:

Fate il punto della situazione in base ai vostri apparecchi e riconoscetevi nella combinazione che vi è toccata in (mala) sorte:
A) S-video sulla scheda video PC, prese RCA su televisore (o VCR): vi occorre semplicemente un cavo fatto in questa maniera (Figura 5):

Collegherete ovviamente il connettore S-video nella sua presa sulla scheda video PC, e il jack stereo all’uscita della scheda audio (in genere è una piccola boccola di colore verde); i tre connettori andranno nei loro corrispettivi colorati sul TV o sul VCR, mi sembra abbastanza elementare.
B) VGA su scheda video PC, prese RCA (o S-video o Scart) su televisore o VCR: vi occorre un aggeggio a parte, consistente in una scatola con ingresso apposito (appunto VGA) e differenti uscite (RGB, S-video, Scart) più alimentatore a corredo, del costo tra i 30 e i 40 euro. Tutto ciò nel caso il vostro PC abbia una scheda video con disponibile soltanto l’uscita VGA, il che lo rende in effetti il caso peggiore di tutti.
C) RCA video composito su PC, idem sul televisore (o VCR): anche qui mi sembra banale, dato che è sufficiente il più semplice dei cavetti, composto da un unico spinotto RCA giallo per ogni estremità; non dimenticate l’audio, per il quale servirà un ulteriore cavetto con il connettore mini-jack da una parte (uscita scheda audio, boccola verde) e due spinotti RCA “Left” e “Right” dall’altra (agli ingressi audio del TV o anche, perché no, a un impianto stereo). In pratica è la figura numero 5 ma senza il cavo con i connettori gialli, sostituito dal solo cavetto giallo della figura 1.
D) Ancora un collegamento banale, S-video da una parte e S-video anche dall’altra: il caso forse più semplice e fortunato; anche qui non va dimenticata la parte audio, o non sentirete nulla nel televisore: vedi suggerimento al precedente punto C sul cavo audio.
E) Vedi soluzione al punto B, solo che stavolta userete l’uscita S-video dell’aggeggio.
F) RCA video composito dal PC, S-video sul televisore: questa anomala combinazione (non mi sembra di aver mai visto un TV con soltanto l’ingresso S-video), costringe a ricavare due segnali separati (separate video) da uno composito (composite): benché rara, dirò comunque che occorrerebbe un altro apparecchietto dedicato che faccia questa conversione, ma diverso dai casi B), E), H), anch’esso alimentato a parte da un trasformatorino. Bisogna inoltre ricordarsi l’audio, more solito: vedi suggerimento al precedente punto C. Però fossi in voi lascerei perdere.
G) S-video su PC, Scart sul TV: qui si apre un discorso apparentemente semplice, ma che in realtà potrebbe darvi qualche problema. Se il televisore è recente (ma non abbastanza da essere “digitale”), potrebbe darsi che esso sia abbastanza “intelligente” da interpretare correttamente il segnale S-video ed elaborarlo internamente per fatti suoi, sì da renderlo atto alla visualizzazione corretta delle immagini.
Se invece il TV ha sì la Scart, ma è un po’ vecchiotto, potrebbe succedervi di vedere le immagini in bianco e nero: questo perché lo standard SCART non prevede la piena compatibilità con S-Video. Se sui televisori meno vecchi ciò è possibile, è solo grazie ad una circuiteria aggiuntiva messa dal costruttore del TV. In realtà questa “circuiteria” è quanto di più banale possa esistere, e lo illustrerò alla fine di questo elenco per quelli di voi abbastanza temerari da volersi cimentare in un minimo di “fai da te”. O che conoscano un tecnico di fiducia ;-)
Comunque, potreste essere fortunati al primo colpo e non avere il problema delle immagini in bianco e nero: acquistate per pochi euro l’adattatore mostrato nella prossima foto (Figura 6) e inseritelo nella Scart del televisore, quindi collegate con il cavo S-video dal PC al connettore S-video dell’adattatore, non dimenticando di spostare l’interruttore su INPUT per la Scart. Solito discorso per la parte audio: cavo con jack (sulla boccola verde della scheda audio del PC) e RCA bianco e rosso (direttamente sull’adattatore nei corrispettivi colori).

H) Vedi soluzione al punto B.
I) RCA video composito dalla scheda video del PC, presa Scart sul televisore: anche qui suggerirei l’acquisto dell’adattatore menzionato al precedente punto G (eh, a trovarlo, il punto G!), solo che qui non occorre alcuna manomissione; in alternativa, potreste usare un cavo che presenti direttamente RCA giallo e mini-jack stereo dal lato PC, mentre dal lato opposto abbia ovviamente il connettore Scart.
Vediamo ora, per quelli di voi che volessero entrare un po’ di più in dettagli tecnici (ma chi non vuole può anche saltare a piè pari queste righe, fino a dopo l'ultima immagine) in cosa consiste la “manomissione” di cui vi ho parlato al punto G (aaahhh, sìììì, cosìììì!). Occorre, come si può vedere dalla foto seguente (Figura 7), aprire la scocca dell’adattatore con un cacciavite o un taglierino: dovrebbe apparirvi una cosa del genere:

Non temete ora, ma rallegratevi e gioite, perché Archimede cammina innanzi a voi. Serveuntecnico è il mio blog, non manco di nulla. Osservate i contatti sulla presa Scart, e individuate il numero (stampigliato sulla plastica) che contraddistingue ciascuno di essi: bisogna saldare, come si può notare nella Figura 8 ampiamente rubata dal web (ma tanto ho visto che i vari siti se la copiano l’un l’altro) un piccolo spezzone di filo sottile tra i due pin 15 e 20. Se non individuate i numeretti osservate bene la foto: il pin 20 è il primo della fila superiore (nell’angolo acuto della Scart, freccia a sinistra); il pin 15 è il terzo della fila sottostante (freccia a destra).

Una volta effettuato quello che tecnicamente viene chiamato ponticello, (ponendo la massima attenzione a non creare cortocircuiti tra gli altri pin del connettore SCART!), non resta che richiuderlo. Collegate da una parte il connettore S-Video alla vostra scheda video del PC ed il connettore SCART al vostro televisore.
Nota: sarebbe molto meglio utilizzare, anziché il ponticello diretto tra i due pin suddetti, un condensatore dal valore di 470 pF (picoFarad), che è poi la “circuiteria” di cui dicevo poc’anzi e che più o meno ha l’aspetto mostrato nella Figura 9:

Quando avrete risolto ogni cosa dal punto di vista hardware collegando cavi e cavetti, scatolette, eccetera (mi raccomando: fate tutte le connessioni a computer e televisore spenti!) non dimenticatevi di ”dire” al PC che avete collegato un nuovo monitor: infatti il computer non ha modo di saperlo e continuerà a inviare le immagini al suo monitor. Cliccate allora sull’icona della scheda video, che dovrebbe trovarsi nella fila di piccole icone nella barra in basso dello schermo. Cercate nelle impostazioni e selezionate “uscita monitor secondario”, oppure “imposta TV come uscita primaria”, o qualcosa di simile. Purtroppo non posso essere più preciso perché ognuno di noi avrà una scheda differente.
A questo punto il panorama delle possibili connessioni è completo, salvo il fatto che sono state lasciate fuori le connessioni digitali per motivi di spazio. Non so nemmeno se valga la pena dedicarvi una puntata a parte, perché un dispositivo con uscita digitale e un televisore con ingresso digitale si collegano banalmente e rapidamente con l’apposito cavo.
Obiezione: “Ma io ho il lettore DVD con uscita DVI, mentre il televisore ha l’ingresso HDMI!”.
Porca puttana, credevo di averla fatta franca.
Mi toccherà fare per forza la seconda puntata.